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Recensioni

 

La Nazione, Agenda di Pistoia 14 giugno 200
ARCHITETTURA A MISURA D’UOMO Apre “Radici” una rassegna in onore di Michelucci
PISTOIA. Nel Nome di Michelacci. Due operatori d’arte pistoiesi, Andrea Dami e Mario Girolami, un’artista di Certaldo (Firenze) Gloria Campriani e la svedese Astrid Hjort, mostreranno un gruppo di loro interventi nel Palazzo comunale, inframmezzati tra i disegni del celebre architetto Giovanni Michelucci, al Centro di documentazione. La Rassegna, intitolata “Radici” prenderà il via il 14 giugno alle ore 18 e sarà visitabile, con ingresso libero, il martedì, giovedì, venerdì e sabao dalle 10 alle 18, il mercoledì dalle 16 alle 19 e la domenica ed i festivi dalle 11 alle 18. Le opere del grande pistoiese spunto per nuovi progetti su città, quartiere e piazza, nel rispetto della natura Il 25 giugno alle 18, nella Sala Maggiore del Palazzo comunale, ci sarà una conferenza a tema “Arte e architettura” con interventi di Alessandro Andreini, Claudio Rosati e Siliano Simoncini. Con l’occasione sarà presentato il volume omonimo, “Radici” edito da Settegiorni Pistoia, con brevi interventi di Simoncini e di Roberto Agnoletti, ad introduzione e commento, tutto in sintesi, delle opere dei quattro protagonisti della mostra. Un volume in tre lingue: italiano, francese e inglese. Tornando alla mostra, Andrea Dami presenterà tre opere incentrate sulla città, il quartiere e la piazza; Mario Girolami l’unica opera “Casa per l’uomo (sul fondamento di due radci)”, Gloria Campriani due opere, una delle quali rappresenta un albero avvolto, ossia ambiguamente protetto o imprigionato, con fili di lana ed Astrid Hjort una serie di acquarelli a tema la natura e il bosco. “Come i disegni di progetto di Michelucci sono radicati alla terra – spiega Simoncini-alla natura, alla Toscana, le opere di questi artisti si rapportano a questo messaggio, ma solo come pretesto per dialogare sull’ecologia e sulla disattenzione dell’uomo moderno nei confronti della storia scritta dalla natura”. A questa iniziativa partecipa Ottobreuropa, il gruppo che da anni mette in contatto Pistoia con altre città del vecchio continente. “Partecipiamo – spiega il presidente Andrea Ottanelli – perché Michelucci è fortemente radicato a Pistoia, perché è un personaggio di livello europeo e perché questa mostra sarà in seguito allestita anche in Francia, Inghilterra Svezia”. Paolo Gestri.

 

Il Tirreno 14 giugno 2008
MOSTRA-CONVEGNO Quattro amici di Michelucci
di LORENZO MAFFUCCI

GIOVANNI MICHELUCCI and friends al grido di Roots Radici Racines, titolo trilingue per annunciare una mostra-covegno centrata sul problema della natura all’interno delle città a partire dagli insegnamenti del grande architetto pistoiese. Alle 18 di oggi al Centr di documentazione dedicato a Michelucci nel palazzo comunale di Pistoia, si aprirà la fase espositiva de progetto: quattro artisti (non solo) pistoiesi si misureranno con i disegni michelucciani conservati nel centro, traccia indelebile su cui lavorare e riflettere. Due sono i nomi ben conosciuti in città come quelli di Andrea Dami e Mario Girolami (nella foto la sua opera) affiancati per l’occasione dalla disegnatrice svedese Astrid Hjort (da due anni a Pistoia) e da Gloria Campriani, artista di Certaldo interessata alle soluzioni possibili innescate dall’incontro tra pittura e lavorazione del tessuto.”Le città-ha commentato Andrea Dami- stanno diventando tutte uguali, senza luoghi di relazione e solo con luoghi di mercato. Come Pistoia, una strana”capitale del verde”…>.Radici proseguirà il 25 giugno con una conferenza (Arte e architettura) nella Sala Maggiore del palazzo comunale. Nel pomeriggio sono in programma interventi di Alessandro Andreini, Siliano Simoncini e Claudio Rosati e la presentazione del catalogo (edito da “Settegiorni”), compendio cartaceo con testi di Simoncini e Roberto Agnoletti sull’idea di “natura come metodo”. La mostra resterà aperta per tutta l’estate, fino a confluire nel programma di OttobrEuropa 2008, come conferma il presidente di “Pistoia un club per l’Europa” Andrea Ottanelli: “Non potevamo proprio mancare. Pur con radici fortemente pistoiesi, il pensiero di Michelucci (riconsideriamo il suo Pistoia. Leggere una città, 1988) è di dimensione nazionale ed europea: pur essendo pistoiesi si può parlare di mondo. Non a caso, tra il 2008 e il 2009, la mostra si sposterà in Francia, Gran Bretagna e Svezia>. L’iniziativa è realizzata da Comune, Fondazione “Conservatorio di san Giovanni Battista” associazione “Pistoia un club per l’Europa”, associazione “Amici di Groppoli” e Fondazione “Luigi Tronci”. La mostra è visitabile a ingresso libero martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 10-18, mercoledì 16-19, domenica e festivi 11-18 (lunedì chiuso).Lorenzo Maffucci.

 

Volume Mostra “Radici” giugno 2008
“Radici” gli artisti per Michelucci: Gloria Campriani

Un rudimentale intrecciarsi di fili dalla cui orditura emergono rami naturali. Archetipi visivi, quasi maschere del mondo dei boschi. Si ha il sospetto, di fronte a queste opere, che il farsi degli eventi si prefiguri come caos delle origini, come germinazione primigenia. E’ la terra che, dopo essere stata distrutta dall’opera dell’uomo sta rinascendo? Oppure è ciò che rimane dopo i vilipendio subito? Un lacerto grezzo di natura forse ancora vivo? La Campriani lascia l’interrogativo aperto e chi guarda l’opera è influenzato dalla sua virulenza espressiva, dal truce messaggio visivo che rende angosciante il risultato. Un espressionismo di nuova matrice che si esplicita attraverso un linguaggio autentico, forte della determinazione dell’artista. Siliano Simoncini, critico d’arte.

 

La Nazione Agenda Firenze 5 giugno 2008
Mostra di Pittura (pag. 31) Nel salotto del gusto “fili tessuti da matite!”

“IN UNA SOCIETA’costituita da fili, il filo è l’interpretazione di una tessitura di rapporti sociali. Fili uniti, avvolti, intrecciati e legati che tessono e distruggono l’apparato sociale dei nostri tempi. E la fibra diventa strumento di espressione linguistica”. E’ questo il pensiero da cui ha preso forma “Un filo per matita”, percorso culturale dell’artista Gloria Campriani (nel tondo) sfociato nella mini-mostra allestita alla “Cioccolateria” del Vicolo Soldanieri, quella in cui l’associazione Il Chiasso Ritrovato di Maria Teresa Bruno organizza interessanti iniziative culturali ad ingresso gratuito e aperte a tutta la città. L’inaugurazione di “Un filo per matita” sarà oggi alle 18.30, con vernissage in Chiasso de’ Soldanieri, 7/r (piccola suggestiva traversa di via Portarossa che pian piano, grazie agli sforzi della Sig.ra Bruno, si sta trasformando in un delizioso salotto dedicato al gusto, alla cultura e all’arte contemporanea). La mostra rimarrà aperta tutti i giorni fino a giovedì prossimo con orario 16.30-20.00. Caterina Ceccuti.

 

La Nazione Agenda Siena 13 aprile 2008
“Un filo per matita” ai Magazzini del Sale.

“Un filo per matita”, è il titolo della mostra di Gloria Campriani in corso ai Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico. Anche un nido di rondine è intessuto di fibre e impastato di argilla, è il messaggio della rassegna. L’esposizione chiuderà i battenti il 30 aprile; orario dalle 10 alle 18 (0577 292226), (www.gloriacampriani.com).

 

Un romanzo d’esordio Filoneismo del filo. Sandra Landi. Catalogo aprile 2008
“Un artista nasce quando decide di esserlo” dice Albert Camus. E Gloria Campriani ha deciso di esserlo. E di esserlo scavalcando quella sottile linea d’ombra che separa l’arte dall’artigianato artistico. Così questo è il suo romanzo d’esordio, ne ha tutta la freschezza e la forza dell’intuito che spinge alla ricerca, all’approfondimento, all’ardire dell’innovazione, allo studium dell’arte. La sua opera si presenta come una successione di matrici bidimensionali che non si sovrappongono, ma diventano combinazioni di colonne verticali e orizzontali generando il miracolo della simultaneità. Provoca lo sguardo con una forma, un’idea globale tipica del mondo gestaltico delle arti, in cui è il tutto a determinare le parti. Il vago non è casuale, ma nasce dal lasciare semanticamente indecisi i particolari. L’accento non batte sulla struttura e sulla geometria delle forme, ma nella ricerca di un calibrato dosaggio di sinuosità di cuori e di ogive Traccia la sua strada nella nebbia del contemporaneo e parte dalla materia per andare oltre: da un dove materico, verso un altrove tendente all’infinito: oltre la forma, oltre il colore, oltre la realtà. E’ il cuore che parla e ogni battito è un filo sillabico che rinuncia alla fonazione e si fa pulsazione, eco di anima e corpo, per scaturire con quell’intensità metaforica propria dei sogni ai primi bagliori dell’alba. Affiora un vissuto emozionale forte, dall’aria garbata di una cultura che aspira a crescere, nutrita da una curiosità esteriore pronta a far lievitare un’interiorità già avvezza all’intimità. Sono realtà carpite e ridotte a grumi di meditazione, piccoli e grandi intrecci bislunghi accarezzati da una luce clamante che non svela, ma erode, avvinta com’è alla nudità dei colori o alla spoglia eleganza del bianco. Sono fili raccolti, alimentati con il lievito di un’interiorità sillabica, lavorati e plasmati in spazi di raccoglimento. Filo conduttore di storie da narrare, bandolo per dipanare il mondo, gugliata per rassettarlo, batuffolo per curarlo. Intreccio che si fa intrigo, viluppo che avviluppa e affascina. Filoneismo del filo. Appaiono così forme fiabiche, turgide e ardite, alternanza di pieno e di vuoto, di voci e di silenzi, fantasmi di realtà rappresa, capaci di aprire i sensi verso spazi incompiuti, di evocare voci del mito - la Sfinge e le Sirene, Morgana e Melusina - conservando ed espandendo il succo del femminile. Si riverbera un mormorio interiore, si coglie una voce spirituale che nessun suono accompagna nella ricerca di una nuova armonia di silenzi. L’opera è tutta una sfida alla materia e alla sua finitezza, verso la meta di un immaginario vascello fantasma che, senza più mare e stanco di una libertà illimitata, ricerca un approdo nel grembo accogliente dell’arte. Il segno del filo si fa traccia delle passioni quae sunt in anima, capace di trasmettere energia e pathos. E’ un poter dire del linguaggio artistico, che tende trappole alla forma e al colore. Così ci viene voglia non solo di guardare, ma anche di toccare, spinti dal latente erotismo dello sguardo. Lo stile si fa lineare e seducente, sobrio e plastico, innamorato della materia che plasma, ma reattivo ai materiali e alle lusinghe del colore. Microcosmo labirintico, fuori dal tempo e dallo spazio. Voce spirituale che nessun suono accompagna, ma produce note iscritte nella musica dell’aria, in attesa di trovare la sua symphonia nella compiutezza di una partitura.
Sandra Landi Scrittrice

 

Un lungo filo… Mauro Civai. Catalogo aprile 2008
Un lungo filo attraversa le opere di Gloria Campriani e non solo materialmente: è ben manifesta la sua dipendenza dai materiali tessili che hanno evidentemente accompagnato la sua formazione e indirizzato le sue esperienze di vita, ma è vero anche che le sue opere si dipanano attraverso una continuità che richiama proprio la trama della tela, dove tante linee si compongono fino a formare soggetti e forme, certe volte anche in modo molto complesso. Il filo, nel lavoro di Gloria, si tende e si raggruma fino ad assumere le caratteristiche di un linguaggio piuttosto innovativo, anche se parla di temi ancestrali e a tutti noti, magari in modo inconscio, ma riuscendo così a fecondare la curiosità e la voglia di tornare a cercare dentro di noi, in un’epoca in cui, ogni informazione è iperstrutturata e tesa ad acquietare ogni sete di conoscenza e dove per stupirci un poco si deve far ricorso a effetti speciali sempre più complicati e azzardosi. La mostra senese di Gloria Campriani saprà quindi documentare come molta arte del Novecento non abbia visto vanificate le sue ricerche di scomposizione della figura da una forma solida ad una più tracciata e segnica. La nostra artista vi arriva addirittura srotolando una matassa, dipanando un grumo, sapendo sciogliere in definitiva il classico nodo di Gordio, pure arrivandovi senza lo spadone tagliente di Alessandro Magno ma con mani leggere e ispirate.
Mauro Civai Direttore Museo Civico di Siena

 

Gloria Campriani. L’arte appesa a un filo. Maurizio Vanni. Catalogo aprile 2008
Durante le conferenze e i dibattiti, spesso, mi sento domandare che cosa vuol dire essere un artista nel terzo millennio, verso dove sta correndo l’arte contemporanea e come è possibile, per un artista, essere riconosciuto come testimone del proprio tempo. Teoricamente non sarebbe possibile rispondere con certezza a queste domande perché potrebbero essere considerate una sorta di equazione a più incognite. Praticamente potremmo dare una risposta plausibile giungendo a considerare un artista militante come colui che mette a disposizione il proprio mezzo espressivo – qualunque esso sia – per proiettare pensieri, stati d’animo ed emozioni dall’astrattezza dell’interiorità alla concretezza del prodotto artistico. L’arte vera è appesa al filo dell’essenza della verità, della trasparenza e della purezza d’animo. Gloria Campriani non si domanda se ciò che fa è più o meno contemporaneo, piuttosto cerca di assecondare, con intuizioni più istintive che razionali, la propria costante curiosità verso i differenti aspetti dell’essere. Osservare un lavoro della Campriani potrebbe voler dire perdersi in effetti coloristici irrealizzabili con le tradizionali tecniche pittoriche, rimanere affascinati da una luce artificiosa generata da accostamenti di fili colorati, da un flusso cromatico generato da fibre perfettamente inserite in una composizione che sembra eternamente in divenire. Il simbolismo del filo è essenzialmente quello del mezzo che unisce tutti gli stati dell’esistenza fra di loro e con il loro principio. Ogni filo della Campriani sembra trasformarsi, una volta collocato sopra la struttura portante dell’opera, in un conduttore di energia positiva, in un portatore sano di essenze di verità, in una linea demarcatrice di un’apertura dimensionale in grado di mettere in relazione il finito con l’infinito. Quello del filo è un simbolismo che si esprime, spesso, nelle Upanishad – trattati del VIII – VII sec. a.C., in prosa o in versi, dedicati a indicare la via della verità trascendente – dove si trasforma in mistico conduttore tra questo mondo, l’altro e gli esseri viventi. In alcuni lavori, Gloria Campriani suggerisce il passaggio, accenna alla possibilità di un’altra dimensione. Il altre composizioni è evidente la sua volontà di spingere lo spettatore oltre il dato di superficie attraverso quel filo rosso che unisce tutte le cose del mondo. Se parliamo di filo non può non venirci in mente quello di Arianna: il mezzo di collegamento con il centro di quel labirinto che conduce dal mondo delle tenebre a quello della luce. Magie cromatiche, parti aggettanti e fenditure che si sottraggono a qualsiasi tentativo di indagine: dal grigiore di una campitura, dalla parte meno appariscente di un qualcosa che ci sfugge, d’improvviso si manifesta una luce inattesa e improbabile, un magico bagliore che ci ricorda quanto la nostra vita sia appesa a un filo, ma anche come da un semplice filo sia possibile ri-creare la vera esistenza dell’essere privo di maschera.
Maurizio Vanni Museologo, Critico e Storico d’Arte

 

La Nazione,tutti pazzi per il "giallo" e noir 6 settembre 2007
CERTALDO. Oltre 60 corsisti e circa 500 spettatori hanno partecipato in questa settimana ai corsi, alle conferenze, alle cene a tema e agli spettacoli di Griseldascrittura nel borgo medievale, dedicata quest’anno al giallo e al noir, tra i quali si sono distinti la performance di Carlo Monni e la lettura di Maupassant realizzata da Andrea Giuntini. «Ci eravamo chiesti all’inizio come mai oggi il giallo e il noir riempiano le nostre letture, così come i titoli dei telegiornali - spiega Sandra Landi - dopo tre giorni di conferenze e dibattiti, abbiamo concluso che il motivo sta nell’animo di ognuno di noi: scrivere e leggere gialli e noir ci serve per esorcizzare la paura del reale, che è sempre più crudele della fantasia, perché è più facile immaginare dei “mostri” fuori, che accettare che anche dentro ognuno di noi sta nascosto un potenziale pericolo, col quale dobbiamo imparare a convivere». Dulcis in fundo, l’artista Gloria Campriani ha realizzato per Griseldascrittura un’installazione artistica dal nome “Fossile”, una sorta di “albero in giallo” composto di 15 quindici quadri giacenti sui rami, come frutti dell’albero della vita, che al termine sono stati donati alle relatrici che hanno animato le conferenze di Griseldascrittura.

 

Tirreno. Griselda, cinquecento gli spettatori, 2 settembre 2007
Griselda, cinquecento gli spettatori  CERTALDO. Oltre 60 corsisti e circa 500 spettatori hanno partecipato in questa settimana ai corsi, alle conferenze, alle cene a tema e agli spettacoli di Griseldascrittura nel borgo medievale, dedicata quest’anno al giallo e al noir, tra i quali si sono distinti la performance di Carlo Monni e la lettura di Maupassant realizzata da Andrea Giuntini. «Ci eravamo chiesti all’inizio come mai oggi il giallo e il noir riempiano le nostre letture, così come i titoli dei telegiornali - spiega Sandra Landi - dopo tre giorni di conferenze e dibattiti, abbiamo concluso che il motivo sta nell’animo di ognuno di noi: scrivere e leggere gialli e noir ci serve per esorcizzare la paura del reale, che è sempre più crudele della fantasia, perché è più facile immaginare dei “mostri” fuori, che accettare che anche dentro ognuno di noi sta nascosto un potenziale pericolo, col quale dobbiamo imparare a convivere». Dulcis in fundo, l’artista Gloria Campriani ha realizzato per Griseldascrittura un’installazione artistica dal nome “Fossile”, una sorta di “albero in giallo” composto di 15 quindici quadri giacenti sui rami, come frutti dell’albero della vita, che al termine sono stati donati alle relatrici che hanno animato le conferenze di Griseldascrittura.

 

Europa.It - inserto IL COMMENTO - Arte Innovativa 4 Giugno 2007
FILATI DI LANA COME OPERE D’ARTE. Questa la tecnica innovativa dell’ artista toscana Gloria Campriani. “Ho vissuto fin da piccola- dice l’artista nell’ambiente tessile ed ho trascorso molto tempo a giocare con rocche di filato nella confezione di maglieria dei miei genitori. E' stato molto spontaneo per me l’utilizzo di filati di lana, come mezzo fondamentale per esprimere le mie emozioni.Per anni ho cercato di conoscere ed affinare tecniche pittoriche diverse. Molto presto ho abbandonato la classica pittura ad olio su tela per sostituirla con tecniche che prevedono l’applicazione di elementi di riciclaggio fino ad arrivare all’utilizzo di filato. Questa nuova tecnica mista è sicuramente più complessa di molte altre ma più idonea a soddisfare le mie esigenze. Essa prevede anche l’utilizzo di resine e colori acrilici. I temi trattati sono quelli di tutti i tempi legati all’uomo ed alla sua natura psicologica, filosofica e mistica. La difficile comunicazione per il veloce modificarsi delle società. Un visione solitaria dell’uomo contemporaneo con i suoi profondi silenzi ma sempre alla ricerca di una via d uscita atta a ricrearsi. I principali riferimenti artistici sono dovuti all’amore per il dadaismo e alla pop art, forme di arte più vicine al mio modo di interpretare la realtà contemporanea.Cerco di dare una forma, un colore all’emozione che vivo e spero che arrivi a destinazione”. Uno stile, impregnato di contemporaneità, dadaismo e pop art. Una tecnica che si basa sulla complessità e sulla multiformità con l’utilizzo d tecniche come resine e colori acrilici. Una tecnica che si fonda anche sulla sua autrice e la sua storia personale. Ad emergere sono le vicende e gli stati d’animo dell’uomo contemporaneo costantemente alla ricerca di una via d’uscita, di un’occasione di risveglio e rinascita. Quando c'è stata questa decisione di passare dalla pittura a olio a questa nuova tecnica? Da subito.Questo significa che la mia esperienza con l'olio e' stata molto ridotta. Mi ha stancato subito perche' lo ritenevo troppo limitativo. Ero costretta ad adattarmi, mentre avevo la necessita' di essere piu' libera per esprimermi con serenita'. Tecnica particolare e inusuale la tua. Esistono delle indicazioni particolare per chi decidesse di intraprendere la stessa strada? Utilizzare filati, come tutte le tecniche, ha i suoi limiti. Per creare una gamma infinita' di possibilita' che ti rendono libera di esprimerti, devi continuare ad ideare nuovi abbinamenti che ti permettano di creare nuove figure geometrice altrimenti rischi di fare solo alcune forme e di escluderne altre. La mia liberta' di comunicazione dipende dalla liberta' che mi permette l'insieme della materie che utilizzo. Come in tutte le tecniche ci sono delle indicazioni di base che ti permettono certamente di lavorare meglio. La conoscenza dei filati ti aiuta ad ottenere risultati migliori come l'esperienza di fare sempre nuovi abbinamenti ti da' la possibilita' di fornire suggerimenti utili a tutti quelli che intendono provare a realizzare un quadro con questa tecnica. Tu nel tuo sito parli di società sempre più veloce e di ricerca di emozioni. Pensi che l'uomo sappia ancora trovare delle emozioni e la società può uscire dal tunnel in cui si è messa?Non posso pensare all'incapacita' da parte dell'uomo di provare emozioni altrimenti mi considero un ufo. Credo che la vita e' emozione e l'arte e' una forma a cui puoi attingere per provare emozioni. Anche il piu' cinico ne ha bisogno! Sicuramente oggi non e' facile fermarsi, lasciarsi andare e non farsi fagocitare dal vortice del sistema. Solo una condizione di pace interna ti aiuta a percepire ed a sentire meglio. Vorrei precisare che spesso oggi si confonde una bella l'immagine priva di contenuti con arte. Quali sono state le passate esposizioni e cosa hai in programma nei prossimi mesi? Fino alla fine di Ottobre sono stata a Firenze presso Le Essenze, Via S. Onofrio n. 12/14 Rosso. Fra l’altro l’evento è stato pubblicato dalla rivista mensile di arredamento “Dentro Casa” del mese di Ottobre 2006 e continuo comunque anche a San Gimignano presso la prestigiosa Villa San Paolo per la Strada Provinciale per Certaldo dove la mostra compresa quella virtuale e' permanente”. Tutte le informazioni sull’artista e le prossime esposizioni sono consultabili presso il sito www.gloriacampriani.com David Busato

 

GRILLO n° 3 Marzo, pagina 14 Aprile 2007
UN FILO PER MATITA
…un percorso artistico in cui un filo diventa protagonista per realizzare scenari di vita...

Gloria Campriani è un’artista toscana cresciuta nel mondo dei filati e che con essi ed attraverso essi esprime la propria arte con realizzazioni estremamente innovative ed originali.
“Fin da piccola ho vissuto nell’ambiente tessile ed ho trascorso molto tempo a giocare con rocche di filato nella confezione di maglieria dei miei genitori. E’ stato molto spontaneo per me l’utilizzo di filati di lana come mezzo fondamentale per esprimere le mie emozioni”.
Pittrice da sempre, ha abbandonato progressivamente la pittura ad olio per sostituirla gradualmente con l’applicazione di nuove tecniche di riciclaggio che l’hanno portata infine ad utilizzare i filati con una nuova tecnica mista su tela.
Ispirandosi alle correnti pittoriche del dadaismo e della pop art, Gloria nei suoi quadri interpreta la realtà contemporanea attraverso forme che riescono ad amalgamare, in un insieme armonico e sinergico, intrecci di filati con colori acrilici, resine, colle ed altre applicazioni.
Inoltre la capacità di assorbimento dei diversi tipi di filati le permette di ottenere vari spessori e quindi diverse prospettive che conferiscono una maggiore profondità alle immagini.
E’ con questa tecnica innovativa e complessa che Gloria riesce a comunicare nel modo più efficace le sue emozioni ed i suoi stati d’animo facendosi interprete della solitudine e delle “ferite” dell’uomo moderno: i condizionamenti della società, le difficoltà nei rapporti umani, l’incapacità di comunicare “ingabbiano” l’individuo relegandolo in una dimensione di estrema solitudine.
Ma dalle opere di Gloria, in cui materiali originali si fondono ad un uso del colore che ne esalta la capacità espressiva, emerge con forza anche l’energia che si fa spazio, alla ricerca di una via d’uscita per ritrovare l’armonia dell’essere con il mondo che lo circonda.
Si percepisce quindi un significativo desiderio di risveglio e rinascita dalle difficoltà del nostro tempo.
Lucia Buccioni

 

LA NAZIONE Agenda Prato 23 Gennazio 2007
Mostre A Marginalia “Un filo per matita”.

CAMPRIANI, “tessitrice” d’arte

Artista eclettica e originale Gloria Campriani ha saputo trasformare il filo in strumento d’arte. L’artista apre sabato prossimo alle 17.30 all’Associazione culturale Marginalia in Via Panconi 17, una sua personale dal titolo “Un filo per matita” presentata dal Professor Pier Francesco Listri. A contatto con il mondo tessile fin da piccola, dopo varie rappresentazioni all’interno della rappresentazione pittorica, ha scelto infatti il filo quale conduttore delle proprie emozioni, unito a resine e colori acrilici. Un incontro di elementi davvero insolito ma efficace e di grande impatto visivo. “Ho adoperato elementi di riciclaggio-afferma Gloria Campriani-fino ad arrivare all’utilizzo del filato. I temi trattati sono quelli di tutti i tempi legati all’uomo e alla sua natura psicologica nel veloce modificarsi della società”. E quella dell’uomo, nelle tele della Campriani, è una visione solitaria, con i suoi profondi silenzi, alla ricerca di una via di uscita. Il dadaismo e la pop-art sono le forme d’arte a lei più vicine. F.R.

 

DENTRO CASA - edizione TOSCANA Ottobre 2006
Contaminazioni (pag. 172)

Filati……. ad arte
La tecnica mista di Gloria Campriani

Filati di lana come piccole opere d’arte. Un’idea sbocciata in tenera età, quando l’acquisita dimestichezza col materiale ha fatto pensare a qualcosa di assolutamente innovativo. Gloria Campriani gioca con i gomitoli e li rende magici. “Fin da piccola ho vissuto nell’ambiente tessile, trascorrendo molto tempo a giocare nella confezione di maglieria dei miei genitori, con le rocche di filato. E’ stato molto spontaneo per me utilizzare i filati di lana come strumento per comunicare”. Queste le parole con le quali Gloria Campriani presenta il suo stile , impregnato di contemporaneità, dadaismo e pop art. Una tecnica che si basa sulla complessità e sulla multiformità grazie l’utilizzo di materiali come resine e colori acrilici. Una tecnica che si fonda anche sulla sua autrice e la sua storia personale. Ad emergere sono le vicende e gli stati d’animo dell’uomo contemporaneo costantemente alla ricerca di una via d’uscita, di un’occasione di risveglio e rinascita. Le opere di Gloria Campriani sono esposte in questi giorni presso lo spazio espositivo “Beautiful space” inaugurato da Le Essenze. L’obbiettivo è quello di narrare la realtà e le emozioni evocate attraverso i filati di lana ma anche il gusto per la ricerca e lo stupore dell’ingegno.