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RECENSIONI

Settembre 2010 Catalogo della mostra “A-tratti”. “Funzione sociale dell’arte”, testo di Siliano Simoncini, critico d’arte.
Gloria Campriani, tramite i suoi oggetti artistici, indifferentemente passa dalla superficie allo spazio; dall'opera come complemento d'arredo, al prezioso tesoro per un collezionista; dall'istallazione personale a quella performativa. Un lavoro, quello di Gloria, sempre in divenire dal momento che la sua ricerca, la sua sperimentazione la portano comunque a trovare nuove risultanze estetiche e a percorrere l'arduo sentiero della funzione sociale dell'arte in quanto, per lei, il significato dell'opera non deve essere cripticamente elitario ma, al contrario, consentire a tutti di interpretarne il concetto senza tante elucubrazioni mentali.
L'arte, secondo l'idea di Gloria, è per chiunque senza distinzione di ceto o di etnia per questo, molto spesso, i suoi oggetti/totem vengono realzzati tramite performance alla quale partecipa, ludicamente, il pubblico. In questo senso la nostra artista esula dai localismi della comunicazione e partecipa al diffondersi internazionale di quella modalità artistica intenta a riconciliarsi con l'immaginario collettivo delle comunità. Perché è a tutti chiaro che il sistema capitalistico quanto quello del socialismo reale, hanno fatto perdere all'arte, non soltanto il primato (che oggi, purtroppo, è dell'economia), ma hanno reso omologati i linguaggi: in senso provocatorio e scandalistico (modaiolo, direi) il primo sistema, in senso celebrativo e didascalico l'altro. Ma l'arte ha tante di quelle risorse da consentire agli stessi artisti di non subire l'omologazione. Basti pensare alla recente avanguardia (nata negli anni Novanta) denominata ArteRelazionalee originata dalle tesi esposte nel libro del critico francese Nicolas Bourriaud Estetica relazionalescritto nel 1998. L'obiettivo di questo movimento è quello di ricercare la massima interattività con i fruitori per indurli a socializzare e, in conseguenza, ad essere più disponibili al rapporto conviviale. Dunque, come si può desumere da questo inciso, si può parlare di un'arte che favorisce la relazione tra gli individui e quindi può consentire loro di giungere, attraverso il reciproco scambio di opinioni, a un fine comune.
L'opera Network, le trame del Web che Gloria presenta per questa occasione rientra a pieno titolo nell'ambito di questa significativa esperienza artistica; ci rientra non soltanto grazie ai presupposti di poetica, (più pomposamente, filosofici) ma, in particolare, grazie alla sua capacità inventiva, al suo alto senso dell'estetica, al suo ingegnarsi per esprimere autonomamente la propria sensibilità artistica.
Tutto questo fa di Gloria Campriani un personaggio singolare che, attraverso l'arte, non soltanto ha trovato se stessa ma di più, tarmite le sue opere, fa ritrovare gli altri, li accomuna. Come? Facendoli partecipare al “gioco dell'arte”. In questo senso l'arte è rito e il rito ricongiunge ai valori dello spirito e alla natura ancestrale dell'umanità. Nel mondo attuale gli artisti, i poeti, i letterati, perseguono questo fine, Gloria è insieme a loro.
Siliano Simoncini, Critico e storico dell’arte.

Aprile 2010 “Teste fiorite” è il titolo del catalogo della prima mostra di Arte Contemporanea realizzata all’interno della Scuola Primaria “Danilo Dolci” di Cenaia in provincia di Pisa. Edizioni Matithyah, Grazia Batini, testo di Moira Brunori.
Antica è l'arte consolante dell'intreccio, antica è la materia che l'intreccio nutre: il filo si dipana, traccia percorsi di vita, descrive emozioni, affiora e scompare. Vibrante fascio di dna primordiale, quel filo, è lo strumento primario ed essenziale dell'artista, materia familiare e amica dalle potenzialità espressive infinite …

Gennaio 2010 Museo Piaggio/Pontedera (Pi)
Testimonianza della Scuola Media Superiore, Classe 2°, S.M. Crespina (Pi) sulla performance didattica, “Network”, condotta da Gloria Campriani.
Attraverso il “Network” ognuno di noi ha espresso le proprie sensazioni lasciandosi trascinare dalla fantasia e dalla musica. Per alcuni l’installazione rappresentava soltanto cose materiali, mentre per la maggior parte di noi suscitava delle emozioni.
Le sensazioni espresse da noi sono state:
  • L’intreccio di fili e la mescolanza di tanti colori insieme ci davano l’idea di una vita piena di problemi irrisolvibili perché un nodo fatto con una fibra tessile è molto facile da fare ma non altrettanto semplice da sciogliere.

• Nell’intreccio, inteso come percorso di vita, ogni nodo simboleggiava i vari problemi che affrontiamo giornalmente, mentre i colori dei fili rappresentavano le diverse decisioni e le strade che decidiamo di percorrere.
Per altri l’installazione era come un muro, una parete che separava dal mondo esterno provocando ansia e paura a chiunque si trovasse all’interno senza trovare più il modo di uscirne per essere di nuovo a contatto con il mondo esterno.
Altre opinioni che sono venute fuori vedendo la nostra opera sono:
  • Contrasti tra quello che si poteva percepire dall’esterno e quindi una sensazione negativa quasi spaventosa da quello che si poteva sentire dall’interno e cioè una sensazione completamente diversa quasi di protezione e tranquillità.
Ognuno vedeva nel “Network” una cosa diversa in base al proprio stato d’animo in quel preciso momento della propria vita. Infine un’ultima considerazione ma non meno importante è stata quella che i vari fili di diverso colore stavano a simboleggiare l’incontro e la convivenza a volte difficile tra le varie culture e popolazioni.

dicembre 2009 Catalogo della mostra Shhh… rumori d’artista dicembre 2009 Gloria Campriani. Testo di Ilario Luperini, Critico e Storico d’Arte.
Il tema della complessità sembra essere al centro degli interessi speculativi e creativi di Gloria Campriani. La fibra tessile rappresenta il centro, il motore della sua multiforme ricerca. Lo sconfinato mondo del tessile, originato da intrecci talora assai complessi che hanno alla base un forte afflato di creatività e di fantasia unito ad un attento e continuo controllo progettuale (basti pensare, a mo’d’esempio, al lungo e, talora, accidentato percorso che va dalla messa in carta al tessuto finito) sembra essere una sorta di metafora della complessità dell’esistenza in cui intuito e razionalità, ragione e sentimento si intrecciano in un flusso perenne e ne costituiscono la spina dorsale. Gloria Campriani, con raffinatezza e tensione creativa cerca di penetrare in questa complessità, prima destrutturandola, poi estraendone dei frammenti e infine, attraverso una volitiva azione costruttiva, creando nuove accattivanti e, insieme, inquietanti forme. La fibra tessile, originariamente unica struttura portante dell’opera, nei lavori più recenti diviene grumo di materia, spesso accostata, fusa, impastata con materiali estrapolati dal mondo naturale, quasi l’artista volesse rendere visibile il suo registro interiore, l’insieme delle sue convinzioni: un’articolazione concettuale che si estende dal naturale all’artefatto, dall’osservazione della natura, nei suoi nascosti o espliciti ritmi vitali, al pressante allarme ecologico.
L’uso di colori acrilici che investono le fibre, spesso impastate con lo stucco ad acqua consentono all’artista di sviluppare trame di grande fascino emotivo: la gamma cromatica varia da sgargianti modulazioni di colori (Luce travolgente) a scabre sfumature tonali (Insenature). Gli assetti compositivi sono assai articolati: cangiano da controllate geometrie (Il cane o Confronti) a fantasmagoriche e sconvolgenti invenzioni (Energia). In ogni caso, l’elemento determinante è il dinamismo; non c’è un momento di stasi, l’effervescenza dell’immaginazione si coniuga con la rapidità del manipolare, con la tempestività del fare.
Le superfici fluiscono da accostamenti e intrecci piani in cui è la sensazione tattile della materia a dominare, fino ad intensi e vibranti bassorilievi, vere e proprie sculture di fibra; superfici spesso tormentate, frementi, mosse da spessori diversi, testimoni di un mondo interiore in cui i dubbi prevalgono sulle certezze, in cui predomina l’ansia di ricerca, piuttosto che la soddisfazione della scoperta, come in ogni autentico artista per cui l’arte non può che essere atto cognitivo, contributo al disvelarsi dei nessi profondi del proprio e dell’altrui esistere. Ilario Luperini, Critico e storico d’Arte.

16 ottobre 2009 Era 2000online - Mensile di Cultura e spettacolo
Gloria Campriani. Un filo per matita
di Sara Paradisi
Al posto di colori e pennelli o di uno scalpello per scolpire l’artista Gloria Campriani scegli la fibra di lana e l’antica arte della tessitura per raccontare il difficile intreccio del rapporto dell’uomo con la società e con i suoi simili.
Si è soliti considerare l’espressione artistica contemporanea come un genere completamnete avulso da quelle che sono le nostre tradizioni culturali. [Leggi tutto l'articolo in PDF] www.era2000online.net

20 marzo 2009 Il Tirreno, Empoli
A CERTALDO
Convegno ai Macelli sul tema delle metropoli

L’arte di Campriani e le riflessioni di Grazi
CERTALDO. Dopo i primi due incontri sulla città-immagine e sulle periferie urbane, il ciclo di incontri “Certaldo-Dubai andata e ritorno” si occupa stavolta di “Megacities”, ovvero di metropoli, tema trattato nella conferenza che si svolgerà stasera alle 21,30 a “I Macelli”, ingresso libero.
Dal 2006 la popolazione che vive nelle città ha superato quella che vive nelle campagne e nei piccoli paesi. Ma il dato sconcertante è che le città più popolose sono in Asia e America Latina, dove è massima la concentrazione di povertà. Se nel XX secolo, Londra, Parigi e New York rappresentavano l’andamento della società, oggi sono queste nuove metropoli a raccontarci le tendenze mondiali? A questo interrogativo daranno risposte gli interventi di artisti e docenti universitari.
La lettura artistica del tema “Metropoli” sarà dato da Gloria Campriani, con le sue opere che si esprimono attraverso costruzioni mute, città solitarie dalle proporzioni perfette, come nell’opera “New York, New York”.
La lettura storico politica sarà affidata a Laura Grazi, docente di storia dell’integrazione europea presso il corso di scienze politiche dell’Università di Siena, autrice del libro “L’Europa e le città. La questione urbana nel processo di integrazione europea (1957-1999)”, Il Mulino, 2006. Interventi anche di antropologi, architetti, e reading finale di brani tratti da “Le città invisibili” di Italo Calvino e Novecento di Alessandro Baricco.

18 marzo 2009 La Nazione, Empoli
EVENTO DOPODOMANI A CERTALDO
Le nuove metropoli raccontate con l’arte

DOPO i primi due incontri sulla città-immagine e sulle periferie urbane, il ciclo di dibattiti e convegni relativi a «Certaldo-Dubai andata e ritorno» si occupa stavolta di «Megacities», ovvero di metropoli, tema trattato anche stavolta in maniera multidisciplinare, nella conferenza che si svolgerà dopodomani alle 21.30 a «I Macelli» con l’ ingresso libero.
Dal 2006 la popolazione che vive nelle città ha superato quella che vive nelle campagne e nei piccoli paesi, per cui la realtà è fatta di un mondo cittadino urbano e non più legato alla vita rurale e contadina di un tempo. La gente vive quindi in un mondo di città e di questo ne è consapevole. Ma il dato sconcertante è che le città più popolose al mondo sono appunto in Asia e America Latina, dove è massima la concentrazione di povertà e di miseria, nonostante l’impegno di numerose associazioni ecclesiastiche e laiche che cercano in ogni modo di togliere dalla fame queste popolazioni così martoriate. Se nello scorso secolo, Londra, Parigi e New York rappresentavano l’andamento della società occidentale, oggi sono queste nuove metropoli a raccontarci le vere tendenze mondiali?
A questo interrogativo daranno diverse risposte gli interventi di artisti e docenti universitari. Un interrogativo che pone il giusto accento su come cambia questo mondo e su come le diverse realtà siano mutate e non più riconducibili a quelle che fino ad alcuni anni fa erano date per scontate.
La lettura artistica del tema «Metropoli» sarà dato da Gloria Campriani, con le sue opere che si esprimono attraverso costruzioni mute, città solitarie dalle proporzioni perfette, torri sigillate in un silenzio assordante, come nell’opera «New York, New York». L’interpretazione di una solitudine psicologica tipica dei nostri tempi dove chiusura ed angoscia la fanno da padrona. Un tessuto sociale costruito da fili e dai loro legami intrecciati difficilmente scollegati. Gloria Campriani aderisce a progetti finalizzati alla comprensione, valorizzazione e diffusione dell’arte contemporanea prendendo in considerazione tutti i nuovi campi di applicazione in cui l’arte si colloca e si propone. Un vero e proprio gioiello espressivo per questa grande artista.
La lettura storico politica sarà affidata a Laura Grazi, docente di storia dell’integrazione europea presso il corso di scienze politiche dell’università di Siena ed autrice del libro «L’Europa e le città». Una fonte storica quindi non indifferente basato sulla questione urbana nel processo di integrazione europea (1957-1999).
Previsti anche interventi di antropologi, architetti e reading finale di brani tratti da «Le Città Invisibili» di Italo Calvino e «Novecento» di Alessandro Baricco.

7 marzo 2009 La Nazione, Firenze
L’ASSOCIAZIONE DI VIA SANTO SPIRITO
L’Oltrarno splende con la Rive Gauche

VIA SANTO SPIRITO è da sempre ricettacolo di mostre e iniziative culturali. E appunto per tutelare e salvaguardare il patrimonio e la fiorentinità d una via che, tra botteghe d’arte e artigiane è di fatto il cuore pulsante dell’Oltrarno, che nel novembre di due anni fa è nata via Santo Spirito Rive Gauche “Un’associazione senza fini di lucro – ha spiegato la presidentessa, Francesca Bruscoli – che oltre a proporre due grandi appuntamenti, a giugno e a gennaio, per tutto l’anno segue i tanti eventi che hanno luogo in questa via”. L’ultimo, in ordine di tempo, vede l’antiquario e studioso del tessile d’arte Alberto Boralevi, aprire le porte del suo show room all’artista Gloria Campriani. Una mostra evento quella di “Un filo per segno”, dal tappeto antico all’arte contemporanea” (fino al 20 marzo a Palazzo Frescobaldi) che battezza un sodalizio inevitabile tra arte contemporanea e opere d’antiquariato. Infatti, dopo dieci anni trascorsi da Boralevi in giro per il mondo per rintracciare quattordici esemplari antichi rarissimi di tappeti persiani Kilim, è risultato evidente il curioso richiamo, nelle rappresentazioni tridimensionali partorite dal genio dell’artista toscana, degli stessi simboli già presenti ni remoti manufatti persiani. “ Come se – ci ha spiegato Gloria- l’origine di certi segni comune ai mie quadri e ai tappeti fosse ancestrale”.Info:aborale@tin.it; 335 5427107.

17 dicembre 2008 Corriere di Siena
Casole d’Elsa. Al palazzo comunale è stato un grande successo
“ Larte appesa a un filo” Fino a domani la mostra di Gloria Campriani
Ultimi giorni utili per visitare la mostra di Gloria Campriani dal titolo “L’arte appesa a un filo”, in programma filo a giovedì 18 dicembre presso l’atrio del Palazzo Comunale di Casole d’Elsa. L’esposizione, che ha già riscosso un grande successo, si colloca nell’ambito della XI edizione della rassegna “Mostre a Palazzo” ed è promosso dall’amministrazione comunale di Casole in collaborazione con l’associazione Griselda e il patrocinio della Provincia di Siena. L’interpretazione di una tessitura di rapporti sociali, un tessuto sociale costruito da fili e dai loro legami intrecciati. Questo il tema al centro del lavoro della Campriani che, per illustrare meglio il suo significato si avvale anche del supporto di un video intitolato “Anche…un nido di rondine è intessuto di fibre e impastato di argilla!”, nel quale vengono mostrate allo spettatore le varie tecniche applicate a questo nuovo tipo di linguaggio. L’installazione “Punto di equilibrio”, posizionata all’esterno della location, apre la mostra e accentua la necessità di un equilibrio indispensabile con la natura. “Ospitare le opere di questa artista – sottolinea Valentina Feti, Sindaco di Casole d’Elsa – è come imprimere in queste mura una tradizione che è propria del territorio dove la stessa è vissuto; la lettura nuova ad una forma d’arte come quella della tessitura, prende vita nelle sue opere che si collocano tra la valorizzazione delle tradizioni e la voglia di proiettare nel futuro questo antico mestiere attraverso “nuovi intrecci”. Le Mostre a Palazzo – prosegue Feti – rappresentano ancora, a distanza di anni, uno dei momenti più importanti della vita culturale del nostro comune; ed è grazie agli artisti che qui sono ospitati che le stanze di questo palazzo sono sempre vive e dinamiche, come è dinamica e viva la nostra comunità, che con rispetto e curiosità si affaccia, guarda, giudica e commenta. L’arte non deve essere per pochi, e la scelta compiuta ormai tanti anni fa di portare avanti questo progetto in questo luogo rappresenta a pieno questa volontà”. “E’ importante il ruolo dei piccoli comuni nella valorizzazione economica dell'arte contemporanea – afferma Luciana Lazzaretti, direttore del corso di perfezionamento in Economia e Gestione dei beni museali e culturali dell’Università di Firenze - e l'opera stessa di Gloria Campriani assume nuovi e diversi significati a seconda dei luoghi d'arte e cultura dove viene esposta. La dialettica fra arte e territorio si esprime bene in questi luoghi d'arte cosiddetti minori, capaci forse più di altri di essere momento di sintesi fra patrimonio artistico e forme di arte”. “Ma l'opera della pittrice - ha aggiunto Lazzeretti - svolge anche un’altra importante funzione di collegamento fra il saper fare dei territori, e quella degli artisti che in quei territori hanno vissuto e lavorato,fra la cultura artigianale e manifatturiera e la cultura artistica. La storia personale della Campriani, figlia di imprenditori tessili ed essa stessa artigiana e creatrice, svela il legame fra artista, materia e territorio che trova nell'impiego delle tecniche della fibre art la sua più vivace espressione”.

4 ottobre 2008 Il Tirreno, Pisa
S’inaugura alla Cittadella la mostra “L’arte appesa a un filo” Pisa. Si inaugura oggi 4 ottobre, alle ore 17, presso il Centro Restauri Tessili (alla Cittadella) la mostra “L’arte appesa ad un filo” con le opere di Gloria Campriani. La mostra, che rimarrà aperta fino al 18 ottobre, si sviluppa su due sedi espositive, il Centro Restauri Tessili e Palazzo Gambacorti in un ideale “filo conduttore” che dalla Cittadella attraversa le sponde del fiume e giunge nel cuore della città in un intrecciarsi di percorsi artistici del passato e del presente. L’artista Gloria Campriani, ha scelto un materiale insolito per esprimersi, la Fibra, scoprendo un linguaggio innovativo in grado di rispondere alle nuove esigenze del pubblico dell’arte. All’inaugurazione saranno presenti l’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, Silvia Panichi e la direttrice del Centro restauri tessili Moira Brunori, l’esposizione sarà accompagnata da interventi musicali di Emanuele Nistri.Orario di apertura del Centro Restauri Tessili da lunedì a venerdì 10.00/13.00 e 15.30/18.00 sabato e domenica chiuso; atrio di Palazzo Gambacorti da lunedì a sabato 8.00/19.30.

4 ottobre 2008 La Nazione, Pisa
“L’arte appesa a un filo” sbarca alla Cittadella ”L’ARTE appesa a un filo”: questo il titolo della mostra di Gloria Campriani che si inaugura oggi alle 17 al Centro restauri tessili alla Cittadella (è aperta fino al 18 ottobre, dal lunedì al venerdì: 10-13 e 15.30-18). Un altro” spezzone” di esposizione sarà invece nell’atrio de palazzo Gambacorti (da lunedì a sabato: 8-19.30) a segnare il percorso ideale che dal il fiume giunge al centro.

19 settembre 2008 La Nazione, Pisa
La Mostra
I tessuti e gli intrecci di Gloria Campriani Quando l’arte è appesa a un filo
Un tessuto sociale costituito da fili e dai loro legami intrecciati, l’interpretazione di una tessitura di rapporti sociali. Questo il tema che viene affrontato da Gloria Campriani (nella foto in primo piano)
Nella sua personale, intitolata “L’arte appesa ad un filo”, in programma a Pisa dal 4 al 18 ottobre. Doppia la sede espositiva. La prima è l’atrio di palazzo Gambacorti, l’altra il centro restauro tessili della Cittadella, in Lungarno Simonelli.
“ UNA MOSTRA davvero molto importante – afferma Laura De Cesare, insegnante all’Università di Firenze nonché direttrice di un laboratorio di progettazione tessile-perché sottolinea e rilancia un aspetto dei tessuti di straordinaria rilevanza com’è quello dell’arte tessile che, insieme alla progettazione, al restauro e alla tintura costituiscono la chiusura di un percorso che fa di Pisa un centro di assoluta ricchezza”. Ospitare le opere di questa artista-sottolinea Moira Brunori, direttrice del Centro restauri tessili della Cittadella-non poteva, per noi, essere cosa migliore. L’arte contemporanea e l’arte del restauro, solo apparentemente sono molto lontane. Molti sono in realtà i punti in comune oltre al legame della connotazione al femminile di questo binomio”. Il mistero dei fili conclude Gloria Campriani-metafora insuperabile del divenire umano, si perpetua nella forza dei segni intrecciati, nell’afflato vitale della materia, trovando infine, nel mio lavoro, l loro compimento”. “Il titolo di questa mostra-spiega l’assessore comunale alla cultura Silvia Panichi-ci suggerisce come, attraverso mezzi poveri, si possa comunicare molto del nostro vissuto”.
L’ORARIO per visitare la mostra, al Centro Restauri, è dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18. A Palazzo Gambacorti, dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 19.30. L’ingresso è libero. Visite su prenotazione in altri orari al numero 393 8941189 oppure 347 6419142. Info 050 91206, www.restaurotessile.com

19 settembre 2008 Il Tirreno, Pisa
L’evento
Doppia mostra di Gloria Campriani alla Cittadella e a Palazzo Gambacorti
Quando l’arte è appesa ad un filo Pisa. Un tessuto sociale costituito da fili e legami intrecciati e rapporti umani come l’ordito e la trama di un tessuto. Questo il tema affrontato da Gloria Campriani nella sua mostra dal titolo “L’arte appesa a un filo” in programma in città dal 4 al 18 ottobre. Doppia la sede espositiva: il Centro restauro tessili della Cittadella, sul lungarno Simonelli, e l’atrio del palazzo Gambacorti.
Una mostra sull’arte tessile il cui titolo, commenta l’assessore comunale alla cultura Silvia Panichi “ci fa capire come, attraverso mezzi poveri, si possa raccontare molto del nostro vissuto”. La stessa Gloria Campriani spiega il significato dell’esposizione:” Il mistero dei fili è una metafora del divenire umano”. La mostra rimarrà aperta al Centro restauri dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18; a palazzo Gambacorti dal lunedì al sabato dalle 8 alle 19.30. L’ingresso libero. Per informazioni contattare l’ufficio cultura del Comune al numero 050 910206 o consultare il sito www.restaurotessile.com

invito 4 ottobre 2008 “Filo d’autore”. Gloria Campriani. Moira Brunori


Antica è l'arte consolante dell'intreccio, antica è la materia che l'intreccio nutre: il filo si dipana, traccia percorsi di vita, descrive emozioni, affiora e scompare. Vibrante fascio di dna primordiale, quel filo, è lo strumento primario ed essenziale dell'artista, materia familiare e amica dalle potenzialità espressive infinite. Un legame antico, quasi un privilegio di nascita, autorizza Gloria Campriani a trattare quel filo con confidenza, a tormentarlo sino a distruggerlo, per trarre dalla fibra l'essenza intima e vitale che alimenta le sue opere. Mani sapienti svolgono la matassa e l'accompagnano in un percorso irto di segni: stazioni di meditazione dove ideogrammi totemici stigmatizzano le complesse declinazioni del vivere sociale. Fili perfettamente allineati corrono vicini, senza mai incontrarsi, ubbidienti alla legge matematica e preordinata di invisibili telai; nascono, una sull'altra, costruzioni mute, città solitarie dalle proporzioni perfette, torri sigillate in un silenzio assordante.
Lampi di luce. A rassicurare l'anima, cortecce ruvide e argille affiorano nei bassorilievi dalle cromie essenziali celebrando, in soccorso, il sodalizio con la terra e gli elementi della natura, unica via di pacificazione e riscatto. Il mistero dei fili, metafora insuperabile del divenire umano, si perpetua nella forza dei segni intrecciati, nell'afflato vitale della materia, si conferma e si rinnova trovando infine in queste opere compimento. Moira Brunori. Centro Restauri Tessili - Pisa

invito 4 ottobre 2008 “L’Arte appesa a un filo”. Gloria Campriani. Silvia Panichi.
“L’Arte appesa a un filo”. Gloria Campriani. Silvia Panichi.
L'Amministrazione Comunale ospita con grande piacere la mostra di Gloria Campriani intitolata “L'arte appesa a un filo”, che avrà due diverse sedi espositive: l' atrio di Palazzo Gambacorti e il Centro Tessile della Cittadella. Cresciuta professionalmente nell'ambito della moda, l'artista di Certaldo ha, da qualche anno a questa parte, compiuto una precisa scelta espressiva: mescolando la tessitura di fili di lana a materiali più consistenti riesce a creare particolari effetti pittorici e scultorei; con i suoi intrecci di fibre diverse modellate con grande maestria tecnica e secondo una precisa volontà espressiva, Gloria Campriani costruisce forme nette ed evocative al tempo stesso. Il titolo suggestivo ci suggerisce come, attraverso mezzi poveri, si possa comunicare molto del nostro vissuto, e che, d'altra parte, l'espressione artistica ha una vita effimera se non è compresa e sostenuta. Ma anche che la tessitura, come simbolicamente si racconta nel mito greco di Filomela e Procne, si è rivelata sin dall'antichità mezzo prezioso di comunicazione visiva. Silvia Panichi. Assessore alla Cultura del Comune di Pisa

catalogo 4 settembre 2008 “Angoli d’Arte”. Gloria Campriani. Siliano Simoncini
“Angoli d’Arte”. Gloria Campriani. Siliano Simoncini
La Campriani è un’artista singolare e il suo lavoro tipicamente femminile. Il genere che affronta, quando realizza le sue opere più propriamente “pittoriche”, riguarda la temperie neo-espressionista. Perché pittoriche virgolettato? Perché il pigmento è si presente ma più presenti sono il filato di lana o di cotone ed elementi vegetali, abitualmente rami di piante. Ne risulta un complesso materico virulento e drammatico che la Campriani vuole predisporre per coinvolgere al massimo il fruitore, per avvicinarlo fino al punto di fargli percepire il senso di disagio e di ansia. Queste opere, in genere matrici primigenie, calchi geologici di ere dimenticate, sono la sua prerogativa ma, per la Villa Peyron, l’artista ha dialogato con l’ambiente e messo in atto tutto il garbo del tocco femminile: gentilezza, eleganza, sensibilità, costituiscono il parametro estetico della sua installazione, la qualificano per il doppio senso che essa ha voluto attribuire con il titolo “Filiforme”, e filiforme è costituito da due parole: fili e forme per l’appunto. E spieghiamo meglio questo aspetto; l’installazione si trova nella parte del Parco che separa il giardino vero e proprio, il giardino all’italiana, da quello più, diciamo naturale, non antropizzato, che porta alla sottostate grande vasca. Su questo confine esistono due colonnine, del più tipico ordine toscano, che servono da quinte sceniche per ua piccola scultura. Che cosa ha fatto la Campriani? Le ha rivestite a balze con filo colorato di lana: bianco e rosso preminenti, pochissimo blu, per quella di sinistra, bianco e blu preminenti, pochissimo rosso per quella di destra. Il risultato? Un alleggerimento della rigida struttura e, per l’appunto, il realizzarsi del doppio senso a cui allude il titolo: il filo di lana dà origine alla forma della colonna. Soluzione banale? Soluzione intelligente direi! Chi si avvicini all’installazione non può fare a meno di essere attratto dall’effetto materico suggerito dal filato, infatti la sua morbidezza richiama la tattilità tanto ambita dagli artisti futuristi, così la mano scorre sulla textures della superficie quasi imprimendo una carezza, chi sul momento compia questo atto – provare per credere – ha la sensazione di percepire il calore di una sostanza “viva”. La freddezza tipica del materiale che di solito costituisce una colonna viene, attraverso la metafora, trasformato in organismo “umanizzato”. Dal punto di vista estetico, le balze alternate nel colore e nella dimensione, creano uno sviluppo dinamico, vuoi per la preminenza del rosso a sinistra – tonalità calda, percettivamente la forma avanza – vuoi per la preminenza del blu a destra – tonalità fredda, percettivamnte la forma retrocede -, vuoi per lo stesso alternarsi dimensionalmente diverso delle balze, per cui ne risulta un scandir ascensionale che dà luogo a un ritmo quasi ”sonoro”, musicale, si potrebbe dire. Il confine che la Campriani ha così definito è un passaggio dal razionale del giardino all’italiana, a quello irrazionale del giardino all’inglese; di fatto ha dato vita a un felice intermezzo. Siliano Simoncini. Critico d’Arte.

27 agosto 2008 “Raccontare di Scienza e di Mistero” a cura di Sandra Landi
“Raccontare di Scienza e di Mistero” a cura della scrittrice Sandra Landi.
Sono state utilizzate le foto di tre mie opere per suddividere le fasi in cui si sviluppa il libro intitolato “ Raccontare di Scienza e di Mistero” a cura di Sandra Landi, scrittrice e presidente dell’Associazione Culturale “Griseldascrittura”. Casa Editrice Morgana Edizioni.

25 giugno 2008 Il Tirreno, Pistoia
CONFERENZA
In Sala maggiore si parla di Arte e architettura
PISTOIA. Oggi alle 18 nella Sala maggiore di palazzo comunale, conferenza su “Arte e architettura” con Alessandro Andreini, Claudio Rosati, Siliano Simoncini e presentazione del volume “Radici” edito da Settegiorni Editore. Radici sono gli apici vegetativi che affondano nel terreno per nutrire la pianta. Per gli artisti Campriani, Dami, Girolami e Hjort è il tema del loro lavoro artistico che hanno esposto al Centro di documentazione Giovanni Michelucci perché dicono: “bisogna estrarre nutrimento della memoria, dalla storia” e nello stesso tempo riportare l’attenzione sul problema natura, che ci coinvolge tutti e dalla quale dipendiamo. Lo sguardo di Michelucci era rivolto agli alberi, ai rami, al loro apparente groviglio. Insomma colonne, archi rampanti, strutture geometriche che diventano elementi portanti di coperture di case o di chiese come dimostrano i disegni esposti al Cetro Documentazione. L’Architetto non dimentica la “natura” nei suoi progetti: quindi uomo e natura sono uniti nel loro destino. I quattro artisti non si sono fermati solo ai segni dei loro lavori creativi, ma hanno organizzato anche un convegno nella Sala maggiore del comune di Pistoia, oggi 18. Un incontro con l’architetto Alessandro Andreini, con il professore Siliano Simoncini e con il dottore Claudio Rosati per parlare di “Arte e architettura” attraverso l’arte contemporanea e il pensiero michelucciano, i suoi sogni, le sue utopie e infine il rapporto dell’opera d’arte e la sua conservazione, quindi il museo cittadino, o il museo regionale, partendo dalle esperienze dell’oggi filtrate dalla storia degli argomenti in discussione, perché dice Andrea Dami, citando Walter Benjamin: “la rivoluzione è il salto della tigre nel passato, non è la fuga in avanti”. Oggi verrà presentato anche il volume Radici, gli artisti per Michelacci, in tre lingue, curato da Settegiorni Editore di Pistoia. Paolo Gestri.

25 giugno 2008 Nazione, Agenda di Pistoia
Arte e architettura nel segno di Michelacci
Nuovo appuntamento con RootsRadiciRacines – Gli artisti per Michelucci, progetto espositivo centrato sull’idea della natura nelle città secondo il grande architetto pistoiese (1891-1990). A integrazione della mostra di opere di Gloria Campriani, Andrea Dami (nella foto), Astrid Hjort e Mario Girolami allestita nelle sale del centro di documentazione “Giovanni Michelucci” nel palazzo comunale di Pistoia, oggi (ore 18) la Sala Maggiore del Comune ospiterà la conferenza: Arte e architettura. In programma interventi di Alessandro Andreini, Claudio Rosati e Silvano Simoncini. A seguire presentazione del libro-catalogo dedicato all’iniziativa, pubblicato dall’editore pistoiese “Settegiorni”. L’iniziativa ha il sostegno di Comune di Pistoia, Fondazioni “Conservatorio S. Giovanni Battista” e “Luigi Tronci”, associazioni “Pistoia un Club per l’Europa” e “Amici di Groppoli”. Lorenzo Maffucci.

14 giugno 2008 La Nazione, Agenda di Pistoia
ARCHITETTURA A MISURA D’UOMO Apre “Radici” una rassegna in onore di Michelucci
PISTOIA. Nel Nome di Michelacci. Due operatori d’arte pistoiesi, Andrea Dami e Mario Girolami, un’artista di Certaldo (Firenze) Gloria Campriani e la svedese Astrid Hjort, mostreranno un gruppo di loro interventi nel Palazzo comunale, inframmezzati tra i disegni del celebre architetto Giovanni Michelucci, al Centro di documentazione. La Rassegna, intitolata “Radici” prenderà il via il 14 giugno alle ore 18 e sarà visitabile, con ingresso libero, il martedì, giovedì, venerdì e sabao dalle 10 alle 18, il mercoledì dalle 16 alle 19 e la domenica ed i festivi dalle 11 alle 18. Le opere del grande pistoiese spunto per nuovi progetti su città, quartiere e piazza, nel rispetto della natura Il 25 giugno alle 18, nella Sala Maggiore del Palazzo comunale, ci sarà una conferenza a tema “Arte e architettura” con interventi di Alessandro Andreini, Claudio Rosati e Siliano Simoncini. Con l’occasione sarà presentato il volume omonimo, “Radici” edito da Settegiorni Pistoia, con brevi interventi di Simoncini e di Roberto Agnoletti, ad introduzione e commento, tutto in sintesi, delle opere dei quattro protagonisti della mostra. Un volume in tre lingue: italiano, francese e inglese. Tornando alla mostra, Andrea Dami presenterà tre opere incentrate sulla città, il quartiere e la piazza; Mario Girolami l’unica opera “Casa per l’uomo (sul fondamento di due radci)”, Gloria Campriani due opere, una delle quali rappresenta un albero avvolto, ossia ambiguamente protetto o imprigionato, con fili di lana ed Astrid Hjort una serie di acquarelli a tema la natura e il bosco. “Come i disegni di progetto di Michelucci sono radicati alla terra – spiega Simoncini-alla natura, alla Toscana, le opere di questi artisti si rapportano a questo messaggio, ma solo come pretesto per dialogare sull’ecologia e sulla disattenzione dell’uomo moderno nei confronti della storia scritta dalla natura”. A questa iniziativa partecipa Ottobreuropa, il gruppo che da anni mette in contatto Pistoia con altre città del vecchio continente. “Partecipiamo – spiega il presidente Andrea Ottanelli – perché Michelucci è fortemente radicato a Pistoia, perché è un personaggio di livello europeo e perché questa mostra sarà in seguito allestita anche in Francia, Inghilterra Svezia”. Paolo Gestri.

14 giugno 2008 Il Tirreno, Pistoia
MOSTRA-CONVEGNO Quattro amici di Michelucci
di LORENZO MAFFUCCI

GIOVANNI MICHELUCCI and friends al grido di Roots Radici Racines, titolo trilingue per annunciare una mostra-covegno centrata sul problema della natura all’interno delle città a partire dagli insegnamenti del grande architetto pistoiese. Alle 18 di oggi al Centr di documentazione dedicato a Michelucci nel palazzo comunale di Pistoia, si aprirà la fase espositiva de progetto: quattro artisti (non solo) pistoiesi si misureranno con i disegni michelucciani conservati nel centro, traccia indelebile su cui lavorare e riflettere. Due sono i nomi ben conosciuti in città come quelli di Andrea Dami e Mario Girolami (nella foto la sua opera) affiancati per l’occasione dalla disegnatrice svedese Astrid Hjort (da due anni a Pistoia) e da Gloria Campriani, artista di Certaldo interessata alle soluzioni possibili innescate dall’incontro tra pittura e lavorazione del tessuto.”Le città-ha commentato Andrea Dami- stanno diventando tutte uguali, senza luoghi di relazione e solo con luoghi di mercato. Come Pistoia, una strana”capitale del verde”…>.Radici proseguirà il 25 giugno con una conferenza (Arte e architettura) nella Sala Maggiore del palazzo comunale. Nel pomeriggio sono in programma interventi di Alessandro Andreini, Siliano Simoncini e Claudio Rosati e la presentazione del catalogo (edito da “Settegiorni”), compendio cartaceo con testi di Simoncini e Roberto Agnoletti sull’idea di “natura come metodo”. La mostra resterà aperta per tutta l’estate, fino a confluire nel programma di OttobrEuropa 2008, come conferma il presidente di “Pistoia un club per l’Europa” Andrea Ottanelli: “Non potevamo proprio mancare. Pur con radici fortemente pistoiesi, il pensiero di Michelucci (riconsideriamo il suo Pistoia. Leggere una città, 1988) è di dimensione nazionale ed europea: pur essendo pistoiesi si può parlare di mondo. Non a caso, tra il 2008 e il 2009, la mostra si sposterà in Francia, Gran Bretagna e Svezia>. L’iniziativa è realizzata da Comune, Fondazione “Conservatorio di san Giovanni Battista” associazione “Pistoia un club per l’Europa”, associazione “Amici di Groppoli” e Fondazione “Luigi Tronci”. La mostra è visitabile a ingresso libero martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 10-18, mercoledì 16-19, domenica e festivi 11-18 (lunedì chiuso). Lorenzo Maffucci.


giugno 2008 Volume Mostra “Radici”
“Radici” gli artisti per Michelucci: Gloria Campriani

Un rudimentale intrecciarsi di fili dalla cui orditura emergono rami naturali. Archetipi visivi, quasi maschere del mondo dei boschi. Si ha il sospetto, di fronte a queste opere, che il farsi degli eventi si prefiguri come caos delle origini, come germinazione primigenia. E’ la terra che, dopo essere stata distrutta dall’opera dell’uomo sta rinascendo? Oppure è ciò che rimane dopo i vilipendio subito? Un lacerto grezzo di natura forse ancora vivo? La Campriani lascia l’interrogativo aperto e chi guarda l’opera è influenzato dalla sua virulenza espressiva, dal truce messaggio visivo che rende angosciante il risultato. Un espressionismo di nuova matrice che si esplicita attraverso un linguaggio autentico, forte della determinazione dell’artista. Siliano Simoncini, critico d’arte.


5 giugno 2008 La Nazione Agenda Firenze
Mostra di Pittura (pag. 31) Nel salotto del gusto “fili tessuti da matite!”

“IN UNA SOCIETA’costituita da fili, il filo è l’interpretazione di una tessitura di rapporti sociali. Fili uniti, avvolti, intrecciati e legati che tessono e distruggono l’apparato sociale dei nostri tempi. E la fibra diventa strumento di espressione linguistica”. E’ questo il pensiero da cui ha preso forma “Un filo per matita”, percorso culturale dell’artista Gloria Campriani (nel tondo) sfociato nella mini-mostra allestita alla “Cioccolateria” del Vicolo Soldanieri, quella in cui l’associazione Il Chiasso Ritrovato di Maria Teresa Bruno organizza interessanti iniziative culturali ad ingresso gratuito e aperte a tutta la città. L’inaugurazione di “Un filo per matita” sarà oggi alle 18.30, con vernissage in Chiasso de’ Soldanieri, 7/r (piccola suggestiva traversa di via Portarossa che pian piano, grazie agli sforzi della Sig.ra Bruno, si sta trasformando in un delizioso salotto dedicato al gusto, alla cultura e all’arte contemporanea). La mostra rimarrà aperta tutti i giorni fino a giovedì prossimo con orario 16.30-20.00. Caterina Ceccuti.


13 aprile 2008 La Nazione Agenda Siena

“Un filo per matita” ai Magazzini del Sale.

“Un filo per matita”, è il titolo della mostra di Gloria Campriani in corso ai Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico. Anche un nido di rondine è intessuto di fibre e impastato di argilla, è il messaggio della rassegna. L’esposizione chiuderà i battenti il 30 aprile; orario dalle 10 alle 18 (0577 292226), (www.gloriacampriani.com).


Catalogo aprile 2008 Un romanzo d’esordio Filoneismo del filo. Sandra Landi.

“Un artista nasce quando decide di esserlo” dice Albert Camus. E Gloria Campriani ha deciso di esserlo. E di esserlo scavalcando quella sottile linea d’ombra che separa l’arte dall’artigianato artistico. Così questo è il suo romanzo d’esordio, ne ha tutta la freschezza e la forza dell’intuito che spinge alla ricerca, all’approfondimento, all’ardire dell’innovazione, allo studium dell’arte. La sua opera si presenta come una successione di matrici bidimensionali che non si sovrappongono, ma diventano combinazioni di colonne verticali e orizzontali generando il miracolo della simultaneità. Provoca lo sguardo con una forma, un’idea globale tipica del mondo gestaltico delle arti, in cui è il tutto a determinare le parti. Il vago non è casuale, ma nasce dal lasciare semanticamente indecisi i particolari. L’accento non batte sulla struttura e sulla geometria delle forme, ma nella ricerca di un calibrato dosaggio di sinuosità di cuori e di ogive Traccia la sua strada nella nebbia del contemporaneo e parte dalla materia per andare oltre: da un dove materico, verso un altrove tendente all’infinito: oltre la forma, oltre il colore, oltre la realtà. E’ il cuore che parla e ogni battito è un filo sillabico che rinuncia alla fonazione e si fa pulsazione, eco di anima e corpo, per scaturire con quell’intensità metaforica propria dei sogni ai primi bagliori dell’alba. Affiora un vissuto emozionale forte, dall’aria garbata di una cultura che aspira a crescere, nutrita da una curiosità esteriore pronta a far lievitare un’interiorità già avvezza all’intimità. Sono realtà carpite e ridotte a grumi di meditazione, piccoli e grandi intrecci bislunghi accarezzati da una luce clamante che non svela, ma erode, avvinta com’è alla nudità dei colori o alla spoglia eleganza del bianco. Sono fili raccolti, alimentati con il lievito di un’interiorità sillabica, lavorati e plasmati in spazi di raccoglimento. Filo conduttore di storie da narrare, bandolo per dipanare il mondo, gugliata per rassettarlo, batuffolo per curarlo. Intreccio che si fa intrigo, viluppo che avviluppa e affascina. Filoneismo del filo. Appaiono così forme fiabiche, turgide e ardite, alternanza di pieno e di vuoto, di voci e di silenzi, fantasmi di realtà rappresa, capaci di aprire i sensi verso spazi incompiuti, di evocare voci del mito - la Sfinge e le Sirene, Morgana e Melusina - conservando ed espandendo il succo del femminile. Si riverbera un mormorio interiore, si coglie una voce spirituale che nessun suono accompagna nella ricerca di una nuova armonia di silenzi. L’opera è tutta una sfida alla materia e alla sua finitezza, verso la meta di un immaginario vascello fantasma che, senza più mare e stanco di una libertà illimitata, ricerca un approdo nel grembo accogliente dell’arte. Il segno del filo si fa traccia delle passioni quae sunt in anima, capace di trasmettere energia e pathos. E’ un poter dire del linguaggio artistico, che tende trappole alla forma e al colore. Così ci viene voglia non solo di guardare, ma anche di toccare, spinti dal latente erotismo dello sguardo. Lo stile si fa lineare e seducente, sobrio e plastico, innamorato della materia che plasma, ma reattivo ai materiali e alle lusinghe del colore. Microcosmo labirintico, fuori dal tempo e dallo spazio. Voce spirituale che nessun suono accompagna, ma produce note iscritte nella musica dell’aria, in attesa di trovare la sua symphonia nella compiutezza di una partitura.
Sandra Landi Scrittrice


Catalogo aprile 2008 Un lungo filo… Mauro Civai.

Un lungo filo attraversa le opere di Gloria Campriani e non solo materialmente: è ben manifesta la sua dipendenza dai materiali tessili che hanno evidentemente accompagnato la sua formazione e indirizzato le sue esperienze di vita, ma è vero anche che le sue opere si dipanano attraverso una continuità che richiama proprio la trama della tela, dove tante linee si compongono fino a formare soggetti e forme, certe volte anche in modo molto complesso. Il filo, nel lavoro di Gloria, si tende e si raggruma fino ad assumere le caratteristiche di un linguaggio piuttosto innovativo, anche se parla di temi ancestrali e a tutti noti, magari in modo inconscio, ma riuscendo così a fecondare la curiosità e la voglia di tornare a cercare dentro di noi, in un’epoca in cui, ogni informazione è iperstrutturata e tesa ad acquietare ogni sete di conoscenza e dove per stupirci un poco si deve far ricorso a effetti speciali sempre più complicati e azzardosi. La mostra senese di Gloria Campriani saprà quindi documentare come molta arte del Novecento non abbia visto vanificate le sue ricerche di scomposizione della figura da una forma solida ad una più tracciata e segnica. La nostra artista vi arriva addirittura srotolando una matassa, dipanando un grumo, sapendo sciogliere in definitiva il classico nodo di Gordio, pure arrivandovi senza lo spadone tagliente di Alessandro Magno ma con mani leggere e ispirate.
Mauro Civai Direttore Museo Civico di Siena


Catalogo aprile 2008 Gloria Campriani. L’arte appesa a un filo. Maurizio Vanni.

Durante le conferenze e i dibattiti, spesso, mi sento domandare che cosa vuol dire essere un artista nel terzo millennio, verso dove sta correndo l’arte contemporanea e come è possibile, per un artista, essere riconosciuto come testimone del proprio tempo. Teoricamente non sarebbe possibile rispondere con certezza a queste domande perché potrebbero essere considerate una sorta di equazione a più incognite. Praticamente potremmo dare una risposta plausibile giungendo a considerare un artista militante come colui che mette a disposizione il proprio mezzo espressivo – qualunque esso sia – per proiettare pensieri, stati d’animo ed emozioni dall’astrattezza dell’interiorità alla concretezza del prodotto artistico. L’arte vera è appesa al filo dell’essenza della verità, della trasparenza e della purezza d’animo. Gloria Campriani non si domanda se ciò che fa è più o meno contemporaneo, piuttosto cerca di assecondare, con intuizioni più istintive che razionali, la propria costante curiosità verso i differenti aspetti dell’essere. Osservare un lavoro della Campriani potrebbe voler dire perdersi in effetti coloristici irrealizzabili con le tradizionali tecniche pittoriche, rimanere affascinati da una luce artificiosa generata da accostamenti di fili colorati, da un flusso cromatico generato da fibre perfettamente inserite in una composizione che sembra eternamente in divenire. Il simbolismo del filo è essenzialmente quello del mezzo che unisce tutti gli stati dell’esistenza fra di loro e con il loro principio. Ogni filo della Campriani sembra trasformarsi, una volta collocato sopra la struttura portante dell’opera, in un conduttore di energia positiva, in un portatore sano di essenze di verità, in una linea demarcatrice di un’apertura dimensionale in grado di mettere in relazione il finito con l’infinito. Quello del filo è un simbolismo che si esprime, spesso, nelle Upanishad – trattati del VIII – VII sec. a.C., in prosa o in versi, dedicati a indicare la via della verità trascendente – dove si trasforma in mistico conduttore tra questo mondo, l’altro e gli esseri viventi. In alcuni lavori, Gloria Campriani suggerisce il passaggio, accenna alla possibilità di un’altra dimensione. Il altre composizioni è evidente la sua volontà di spingere lo spettatore oltre il dato di superficie attraverso quel filo rosso che unisce tutte le cose del mondo. Se parliamo di filo non può non venirci in mente quello di Arianna: il mezzo di collegamento con il centro di quel labirinto che conduce dal mondo delle tenebre a quello della luce. Magie cromatiche, parti aggettanti e fenditure che si sottraggono a qualsiasi tentativo di indagine: dal grigiore di una campitura, dalla parte meno appariscente di un qualcosa che ci sfugge, d’improvviso si manifesta una luce inattesa e improbabile, un magico bagliore che ci ricorda quanto la nostra vita sia appesa a un filo, ma anche come da un semplice filo sia possibile ri-creare la vera esistenza dell’essere privo di maschera.
Maurizio Vanni Museologo, Critico e Storico d’Arte

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6 settembre 2007 La Nazione,tutti pazzi per il "giallo" e noir

CERTALDO. Oltre 60 corsisti e circa 500 spettatori hanno partecipato in questa settimana ai corsi, alle conferenze, alle cene a tema e agli spettacoli di Griseldascrittura nel borgo medievale, dedicata quest’anno al giallo e al noir, tra i quali si sono distinti la performance di Carlo Monni e la lettura di Maupassant realizzata da Andrea Giuntini. «Ci eravamo chiesti all’inizio come mai oggi il giallo e il noir riempiano le nostre letture, così come i titoli dei telegiornali - spiega Sandra Landi - dopo tre giorni di conferenze e dibattiti, abbiamo concluso che il motivo sta nell’animo di ognuno di noi: scrivere e leggere gialli e noir ci serve per esorcizzare la paura del reale, che è sempre più crudele della fantasia, perché è più facile immaginare dei “mostri” fuori, che accettare che anche dentro ognuno di noi sta nascosto un potenziale pericolo, col quale dobbiamo imparare a convivere». Dulcis in fundo, l’artista Gloria Campriani ha realizzato per Griseldascrittura un’installazione artistica dal nome “Fossile”, una sorta di “albero in giallo” composto di 15 quindici quadri giacenti sui rami, come frutti dell’albero della vita, che al termine sono stati donati alle relatrici che hanno animato le conferenze di Griseldascrittura.


2 settembre 2007 Tirreno. Griselda, cinquecento gli spettatori

Griselda, cinquecento gli spettatori CERTALDO. Oltre 60 corsisti e circa 500 spettatori hanno partecipato in questa settimana ai corsi, alle conferenze, alle cene a tema e agli spettacoli di Griseldascrittura nel borgo medievale, dedicata quest’anno al giallo e al noir, tra i quali si sono distinti la performance di Carlo Monni e la lettura di Maupassant realizzata da Andrea Giuntini. «Ci eravamo chiesti all’inizio come mai oggi il giallo e il noir riempiano le nostre letture, così come i titoli dei telegiornali - spiega Sandra Landi - dopo tre giorni di conferenze e dibattiti, abbiamo concluso che il motivo sta nell’animo di ognuno di noi: scrivere e leggere gialli e noir ci serve per esorcizzare la paura del reale, che è sempre più crudele della fantasia, perché è più facile immaginare dei “mostri” fuori, che accettare che anche dentro ognuno di noi sta nascosto un potenziale pericolo, col quale dobbiamo imparare a convivere». Dulcis in fundo, l’artista Gloria Campriani ha realizzato per Griseldascrittura un’installazione artistica dal nome “Fossile”, una sorta di “albero in giallo” composto di 15 quindici quadri giacenti sui rami, come frutti dell’albero della vita, che al termine sono stati donati alle relatrici che hanno animato le conferenze di Griseldascrittura.


4 Giugno 2007 Europa.It - inserto IL COMMENTO - Arte Innovativa

FILATI DI LANA COME OPERE D’ARTE. Questa la tecnica innovativa dell’ artista toscana Gloria Campriani. “Ho vissuto fin da piccola- dice l’artista nell’ambiente tessile ed ho trascorso molto tempo a giocare con rocche di filato nella confezione di maglieria dei miei genitori. E' stato molto spontaneo per me l’utilizzo di filati di lana, come mezzo fondamentale per esprimere le mie emozioni.Per anni ho cercato di conoscere ed affinare tecniche pittoriche diverse. Molto presto ho abbandonato la classica pittura ad olio su tela per sostituirla con tecniche che prevedono l’applicazione di elementi di riciclaggio fino ad arrivare all’utilizzo di filato. Questa nuova tecnica mista è sicuramente più complessa di molte altre ma più idonea a soddisfare le mie esigenze. Essa prevede anche l’utilizzo di resine e colori acrilici. I temi trattati sono quelli di tutti i tempi legati all’uomo ed alla sua natura psicologica, filosofica e mistica. La difficile comunicazione per il veloce modificarsi delle società. Un visione solitaria dell’uomo contemporaneo con i suoi profondi silenzi ma sempre alla ricerca di una via d uscita atta a ricrearsi. I principali riferimenti artistici sono dovuti all’amore per il dadaismo e alla pop art, forme di arte più vicine al mio modo di interpretare la realtà contemporanea.Cerco di dare una forma, un colore all’emozione che vivo e spero che arrivi a destinazione”. Uno stile, impregnato di contemporaneità, dadaismo e pop art. Una tecnica che si basa sulla complessità e sulla multiformità con l’utilizzo d tecniche come resine e colori acrilici. Una tecnica che si fonda anche sulla sua autrice e la sua storia personale. Ad emergere sono le vicende e gli stati d’animo dell’uomo contemporaneo costantemente alla ricerca di una via d’uscita, di un’occasione di risveglio e rinascita. Quando c'è stata questa decisione di passare dalla pittura a olio a questa nuova tecnica? Da subito.Questo significa che la mia esperienza con l'olio e' stata molto ridotta. Mi ha stancato subito perche' lo ritenevo troppo limitativo. Ero costretta ad adattarmi, mentre avevo la necessita' di essere piu' libera per esprimermi con serenita'. Tecnica particolare e inusuale la tua. Esistono delle indicazioni particolare per chi decidesse di intraprendere la stessa strada? Utilizzare filati, come tutte le tecniche, ha i suoi limiti. Per creare una gamma infinita' di possibilita' che ti rendono libera di esprimerti, devi continuare ad ideare nuovi abbinamenti che ti permettano di creare nuove figure geometrice altrimenti rischi di fare solo alcune forme e di escluderne altre. La mia liberta' di comunicazione dipende dalla liberta' che mi permette l'insieme della materie che utilizzo. Come in tutte le tecniche ci sono delle indicazioni di base che ti permettono certamente di lavorare meglio. La conoscenza dei filati ti aiuta ad ottenere risultati migliori come l'esperienza di fare sempre nuovi abbinamenti ti da' la possibilita' di fornire suggerimenti utili a tutti quelli che intendono provare a realizzare un quadro con questa tecnica. Tu nel tuo sito parli di società sempre più veloce e di ricerca di emozioni. Pensi che l'uomo sappia ancora trovare delle emozioni e la società può uscire dal tunnel in cui si è messa?Non posso pensare all'incapacita' da parte dell'uomo di provare emozioni altrimenti mi considero un ufo. Credo che la vita e' emozione e l'arte e' una forma a cui puoi attingere per provare emozioni. Anche il piu' cinico ne ha bisogno! Sicuramente oggi non e' facile fermarsi, lasciarsi andare e non farsi fagocitare dal vortice del sistema. Solo una condizione di pace interna ti aiuta a percepire ed a sentire meglio. Vorrei precisare che spesso oggi si confonde una bella l'immagine priva di contenuti con arte. Quali sono state le passate esposizioni e cosa hai in programma nei prossimi mesi? Fino alla fine di Ottobre sono stata a Firenze presso Le Essenze, Via S. Onofrio n. 12/14 Rosso. Fra l’altro l’evento è stato pubblicato dalla rivista mensile di arredamento “Dentro Casa” del mese di Ottobre 2006 e continuo comunque anche a San Gimignano presso la prestigiosa Villa San Paolo per la Strada Provinciale per Certaldo dove la mostra compresa quella virtuale e' permanente”. Tutte le informazioni sull’artista e le prossime esposizioni sono consultabili presso il sito www.gloriacampriani.com David Busato


Aprile 2007 GRILLO n° 3 Marzo, pagina 14

UN FILO PER MATITA
… un percorso artistico in cui un filo diventa protagonista per realizzare scenari di vita...

Gloria Campriani è un’artista toscana cresciuta nel mondo dei filati e che con essi ed attraverso essi esprime la propria arte con realizzazioni estremamente innovative ed originali.
“ Fin da piccola ho vissuto nell’ambiente tessile ed ho trascorso molto tempo a giocare con rocche di filato nella confezione di maglieria dei miei genitori. E’ stato molto spontaneo per me l’utilizzo di filati di lana come mezzo fondamentale per esprimere le mie emozioni”.
Pittrice da sempre, ha abbandonato progressivamente la pittura ad olio per sostituirla gradualmente con l’applicazione di nuove tecniche di riciclaggio che l’hanno portata infine ad utilizzare i filati con una nuova tecnica mista su tela.
Ispirandosi alle correnti pittoriche del dadaismo e della pop art, Gloria nei suoi quadri interpreta la realtà contemporanea attraverso forme che riescono ad amalgamare, in un insieme armonico e sinergico, intrecci di filati con colori acrilici, resine, colle ed altre applicazioni.
Inoltre la capacità di assorbimento dei diversi tipi di filati le permette di ottenere vari spessori e quindi diverse prospettive che conferiscono una maggiore profondità alle immagini.
E’ con questa tecnica innovativa e complessa che Gloria riesce a comunicare nel modo più efficace le sue emozioni ed i suoi stati d’animo facendosi interprete della solitudine e delle “ferite” dell’uomo moderno: i condizionamenti della società, le difficoltà nei rapporti umani, l’incapacità di comunicare “ingabbiano” l’individuo relegandolo in una dimensione di estrema solitudine.
Ma dalle opere di Gloria, in cui materiali originali si fondono ad un uso del colore che ne esalta la capacità espressiva, emerge con forza anche l’energia che si fa spazio, alla ricerca di una via d’uscita per ritrovare l’armonia dell’essere con il mondo che lo circonda.
Si percepisce quindi un significativo desiderio di risveglio e rinascita dalle difficoltà del nostro tempo.
Lucia Buccioni


23 Gennazio 2007 LA NAZIONE Agenda Prato

Mostre A Marginalia “Un filo per matita”.

CAMPRIANI, “tessitrice” d’arte

Artista eclettica e originale Gloria Campriani ha saputo trasformare il filo in strumento d’arte. L’artista apre sabato prossimo alle 17.30 all’Associazione culturale Marginalia in Via Panconi 17, una sua personale dal titolo “Un filo per matita” presentata dal Professor Pier Francesco Listri. A contatto con il mondo tessile fin da piccola, dopo varie rappresentazioni all’interno della rappresentazione pittorica, ha scelto infatti il filo quale conduttore delle proprie emozioni, unito a resine e colori acrilici. Un incontro di elementi davvero insolito ma efficace e di grande impatto visivo. “Ho adoperato elementi di riciclaggio-afferma Gloria Campriani-fino ad arrivare all’utilizzo del filato. I temi trattati sono quelli di tutti i tempi legati all’uomo e alla sua natura psicologica nel veloce modificarsi della società”. E quella dell’uomo, nelle tele della Campriani, è una visione solitaria, con i suoi profondi silenzi, alla ricerca di una via di uscita. Il dadaismo e la pop-art sono le forme d’arte a lei più vicine. F.R.


Ottobre 2006 DENTRO CASA - edizione TOSCANA

Contaminazioni (pag. 172)

Filati……. ad arte
La tecnica mista di Gloria Campriani

Filati di lana come piccole opere d’arte. Un’idea sbocciata in tenera età, quando l’acquisita dimestichezza col materiale ha fatto pensare a qualcosa di assolutamente innovativo. Gloria Campriani gioca con i gomitoli e li rende magici. “Fin da piccola ho vissuto nell’ambiente tessile, trascorrendo molto tempo a giocare nella confezione di maglieria dei miei genitori, con le rocche di filato. E’ stato molto spontaneo per me utilizzare i filati di lana come strumento per comunicare”. Queste le parole con le quali Gloria Campriani presenta il suo stile , impregnato di contemporaneità, dadaismo e pop art. Una tecnica che si basa sulla complessità e sulla multiformità grazie l’utilizzo di materiali come resine e colori acrilici. Una tecnica che si fonda anche sulla sua autrice e la sua storia personale. Ad emergere sono le vicende e gli stati d’animo dell’uomo contemporaneo costantemente alla ricerca di una via d’uscita, di un’occasione di risveglio e rinascita. Le opere di Gloria Campriani sono esposte in questi giorni presso lo spazio espositivo “Beautiful space” inaugurato da Le Essenze. L’obbiettivo è quello di narrare la realtà e le emozioni evocate attraverso i filati di lana ma anche il gusto per la ricerca e lo stupore dell’ingegno.


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